Come curare le infiammazioni dell’apparato muscolo scheletrico con la fisioterapia - STUDIO MEDICO Gli Archi

Come curare le infiammazioni dell’apparato muscolo scheletrico con la fisioterapia

Curare infiammazione con fisioterapia
La presenza di un processo infiammatorio duraturo rappresenta un serio rischio di innescare dei processi degenerativi irreversibili nei tessuti maggiormente colpiti del nostro apparato muscolo scheletrico, come tendini e legamenti, che potrebbero portare a vere e proprie patologie come la Sciatalgia e la Tendinopatia. Scopri il piano di cura di STUDIO MEDICO Gli Archi per una risoluzione completa.

Che cos’è l’infiammazione e quali sono quelle più frequenti dell’apparato muscolo scheletrico?

L’infiammazione è in genere una reazione di difesa, localizzata o sistemica, che l’organismo mette in atto per contrastare o riparare eventuali danni di varia natura a carico delle nostre cellule, come quelli generati da eventi traumatici o degenerativi, da agenti patogeni, quali virus, batteri, parassiti e funghi, o da altre malattie sistemiche.

La presenza di un processo infiammatorio, benché spesso molto fastidioso, quindi rappresenterebbe di per sé un meccanismo utile in quanto consiste nel tentativo dell’organismo di porre rimedio ad un evento lesivo.

Qualche volta, a causa di un cattivo funzionamento dei meccanismi che regolano l’infiammazione, in taluni soggetti, non solo questa non è utile ma rappresenta viceversa un vero e proprio ostacolo alla guarigione e quindi deve essere contrastata con tutti i mezzi che ci mette a disposizione la moderna medicina e la fisioterapia.

Indipendentemente dalla causa che ha determinato l’infiammazione, il meccanismo da cui parte è sempre lo stesso e consiste nell’attivazione di 2 enzimi (coenzimi) all’interno dell’organismo denominati COX1 e COX2 che portano alla produzione di quelle sostanze, chiamate prostaglandine, che sono alla base dei sintomi caratteristici (rossore, gonfiore, ecc.).

Quali sono i sintomi di un'infiammazione in atto?

Caratteristiche cliniche infiammazione
Sintomi dell'infiammazione

I segni e i sintomi dell’infiammazione possono essere presenti tutti contemporaneamente o solo alcuni di essi, con manifestazioni più o meno accentuate a seconda della gravità della reazione infiammatoria, essi sono rappresentati da:

  1. IPERTERMIA (calore);
  2. IPEREMIA (rossore), legata alla vasodilatazione che serve ad aumentare il flusso di sangue nel distretto;
  3. EDEMA (gonfiore), a seguito della vasodilatazione, dai capillari sanguigni, che aumentano la la loro permeabilità, fuoriesce la componente liquida del sangue creando una raccolta di siero;
  4. DOLORE;
  5. FUNZIONE LESA o riduzione delle capacità funzionali della zona colpita dall’infiammazione;

L’infiammazione può essere acuta, ossia raggiunge il suo apice nel giro di qualche giorno, oppure cronica, in questo caso può durare anche molti anni a causa della incapacità dell’organismo di risolvere le cause che l’hanno determinata.

Come si evolvono queste infiammazioni?

Le possibili conseguenze

Sia l’infiammazione acuta che cronica possono innescare dei processi degenerativi, più o meno irreversibili, a livello dei tessuti colpiti, ma sicuramente nelle forme croniche questi processi si verificano con maggiore frequenza.

L’infiammazione non risparmia alcuna struttura del nostro organismo. L’apparato muscolo-scheletrico, costituito da tendini, legamenti, ossa, articolazioni e muscoli, è spesso coinvolto da processi infiammatori.

Tendini e legamenti di spalle, gomiti, mani, ginocchia, tra le strutture muscolo-scheletriche sono quelle più frequentemente colpite da infiammazione acuta o cronica.

  • I tendini, di consistenza duro-elastica, sono elementi che collegano un muscolo o più muscoli alle ossa e ne consentono il movimento.
  • I legamenti viceversa collegano un osso ad un altro osso o un organo ad altro organo, con funzioni prevalentemente di sostegno.

I tendini sono costituiti principalmente da collagene e cellule. La cellula costitutiva del tendine è chiamata tenocito, che ha il compito di mantenere la vitalità del tendine, percependo gli stimoli a cui viene sottoposto, in particolare i carichi. Il numero di tenociti tuttavia è esiguo rispetto alla massa totale del tessuto tendineo e occorre un adeguato intervallo di tempo prima che queste cellule riescano a sintetizzare i metaboliti necessari a rendere il tendine idoneo a sopportare carichi di lavoro più intensi.

Quando il tendine non è in grado di tollerare il carico cui viene sottoposto si genera una disfunzione tendinea, ovvero si verifica uno squilibrio tra il carico applicato e la capacità del tendine di sopportarlo che nel tempo finisce con il danneggiarlo.

Attività sportiva, vecchi traumi o il semplice avanzamento dell'età mettono sotto sforzo e sottopongono a continue sollecitazioni i legamenti, i tendini e le articolazioni, esponendoli a processi di usura ed infiammatori, che potrebbero portare a vere e proprie patologie come la Sciatalgia e la Tendinopatia.

Sciatalgia: quando i nervi si infiammano

Sciatalgia
Lombosciatalgia

Tra le patologie infiammatorie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, con maggiore incidenza sulla popolazione, sicuramente non si può non parlare della sciatalgia.

Questa infiammazione a carico del nervo sciatico colpisce più frequentemente soggetti tra i 40 e i 50 anni e circa il 30% delle persone ne hanno sofferto nel corso della loro vita.

Più comunemente è nota come lombosciatalgia in quanto il dolore caratteristico è spesso a partenza lombare, da un lato, per poi scendere ed irradiarsi posteriormente lungo la gamba. Coloro che ne sono affetti descrivono un dolore di tipo crampiforme o urente localizzato soprattutto a livello della natica.

Il dolore può essere accompagnato da altre manifestazioni come la debolezza muscolare e la difficoltà a muovere la gamba, o disturbi della sensibilità, detti parestesie.

La sciatalgia non può essere considerata come una malattia ma è il risultato piuttosto di un coinvolgimento dei nervi da parte di altre malattie che colpiscono la colonna vertebrale. Circa il 90% dei casi di sciatica sono dovuti ad una protrusione o ernia del disco a livello del rachide lombo-sacrale, che preme sulle radici del nervo sacrale. Altre patologie che possono portare alla sciatalgia includono la spondilolistesi, la stenodi del canale, la sindrome del piriforme. Rare sono le infiammazioni primarie del nervo sciatico.

Quali possibilità terapeutiche esistono oggi per trattare la sciatalgia?

La combinazione ottimale tra Ozonoterapia e Fisioterapia

Allo stato attuale l’Ozonoterapia, per il suo importante potere antinfiammatorio, decongestionante oltre che analgesico, di miglioramento del microcircolo con effetto miorilassante per i muscoli paravertebrali, si presenta come il rimedio più efficace e sicuro per la salute, poiché utilizza un gas naturale, appunto l’ozono, che si forma a partenza dall’ossigeno.

È dimostrato ormai con evidenza scientifica l’importante riduzione del volume di un’ernia discale, con una efficacia pari all’88%, e quindi la diminuzione dell’effetto compressivo del disco sulle radici nervose, a seguito di infiltrazioni nello spazio paravertebrale di una miscela di ossigeno ozono. Il miglioramento del metabolismo e dell’ossigenazione cellulare a livello discale ha inoltre un effetto di rallentamento della degenerazione e quindi protettivo nei confronti dell’invecchiamento dei tessuti.

Anche la Fisioterapia, particolarmente incentrata sulla ginnastica posturale, consente di riequilibrare la muscolatura e di mantenere un certo grado di elasticità della colonna, e corregge le alterazioni della postura che si sono sviluppate durante la progressione di queste malattie degenerative. Inoltre la fisioterapia, attraverso terapie manuali e strumentali, è complementare all’Ozonoterapia, soprattutto al termine della fase acuta, quando si rende necessario gestire le alterazioni strutturali irreversibili della colonna, per prevenire eventuali ricadute.

Presso lo STUDIO MEDICO Gli Archi è possibile diagnosticare e curare la lombosciatalgia con trattamento combinato di Ozonoterapia e Fisioterapia che permette di risolvere in modo sicuro l'infiammazione e il riequilibrio della muscolatura.

Tendinopatia: conseguenza di una perdurata infiammazione tendinea

Le cause scatenanti una tendinopatia sono molteplici, spesso consequenziali ad anomalie posturali prolungate nel tempo.

Si possono riassumere 3 fasi della disfunzione tendinea:

  • Fase proliferativa: i tenociti incrementano l’attività metabolica per cercare di far fronte alle aumentate richieste funzionali. L’esame ecografico evidenzia un rigonfiamento del tendine dovuto all’edema e all’infiammazione.
  • Fase di mancata riparazione: alcuni tenociti vanno incontro ad apoptosi (morte programmata) e il tendine permane in uno stato di infiammazione non completamente risolta.
  • Fase degenerativa: i tenociti vanno incontro ad apoptosi e si osserva una grave disorganizzazione della rete di collagene in cui sono immersi, con comparsa di aree necrotiche. Il quadro ecografico evidenzierà un quadro di tendinosi degenerativa.

Come si diagnostica una tendinopatia?

Diagnosi tendinopatia
Diagnosi tendinopatia

Per diagnosticare una tendinite molto spesso è sufficiente un accurato esame clinico da parte del Medico Specialista, anche attraverso l’esecuzione di semplici test che consistono nell’evocare il dolore attraverso alcuni movimenti oppure attraverso la stimolazione diretta del tendine infiammato.

In qualche caso può essere necessaria l’esecuzione di alcuni esami strumentali come l’ecografia, la radiografia o la risonanza magnetica, che danno maggiori informazioni sulla gravità e l’estensione delle lesioni e quindi risultano particolarmente utili nel monitorare il processo di guarigione.

Presso lo STUDIO MEDICO Gli Archi è possibile diagnosticare e curare le tendinopatie con trattamento combinato di laserterapia ad alta potenza e onde d’urto focalizzate, oltre all’esercizio fisioterapico che permette il ripristino della corretta sollecitazione ai carichi.

Quali possibilità terapeutiche esistono oggi per trattare le tendinopatie?

Onde d’Urto Focalizzate per la tendinite

Onde urto per tendinopatia
Onde d'Urto Focalizzate

Il trattamento con le Onde d’Urto Focalizzate ESWT (Chattanooga®) consiste nell’applicazione di onde meccaniche acustiche ad alta intensità di energia, espressa in mJ/mm2 di tessuto attraversato, in grado di provocare un effetto antiflogistico e antalgico mediante inibizione dei recettori del dolore; sono applicate sia per patologie in fase acuta che cronica.

L’effetto principale è la neo-angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni in grado di vascolarizzare la zona trattata e allontanare le particelle del dolore detto “effetto wash-out”, mediante la produzione di ossido nitrico (NO), agente vasodilatatore, e VEGF, fattore di crescita dell’endotelio vascolare.

Il fronte dell’onda d’urto determina, inoltre, la formazione di bolle di cavitazione, che, investite dall’onda d’urto successiva, implodono dando origine a jet streams, getti d’acqua a pressione elevatissima in grado di attivare un processo di riparazione nei tessuti.

Laser ad Alta Potenza per la tendinite

Laser alta potenza per tendinopatia
Laser ad Alta Potenza

Il Laser ad Alta Potenza (Laserix®), permette di coadiuvare il trattamento della tendinopatia mediante la fotostimolazione. Attraverso la somministrazione di una luce pulsata ad alta frequenza possiamo ottenere un effetto antalgico immediato sulle fibre lente e sulle fibre veloci mediante lo stupor dei nervi.

Utilizzando determinate frequenze di pulsazione, Laserix® contribuisce a ridurre l’edema in eccesso accumulato dopo una fase acuta infiammatoria; in tal modo facilita il processo di restitutio ad integrum del tessuto, impedendo che si origini un iniziale processo cronico degenerativo durante il perdurare della fase infiammatoria. Il laser esercita inoltre un’azione antinfiammatoria in grado di ridurre l’infiltrato di linfociti responsabili del processo di degenerazione cronica.

Il trattamento con Laserix® si caratterizza inoltre per la stimolazione anabolica di tenociti e condrociti: la luce laser, infatti, legandosi a opportuni recettori di membrana, attiva la rigenerazione tendinea e cartilaginea impedendo il legame delle metalloproteasi negli stessi siti di legame, prevenendo la degenerazione e promuovendo la rigenerazione tissutale.

Fisioterapia per la tendinite

L’esercizio fisioterapico infine permette il completamento del percorso riabilitativo mediante sedute di rieducazione funzionale alla corretta esecuzione del gesto motorio.

Il paziente viene sottoposto a sedute di terapia manuale con lo scopo di controllo del dolore e riduzione delle “tensioni” fasciali che si accompagnano ad una sofferenza del tendine. Il fisioterapista esperto mette in atto le proprie competenze tramite manipolazione fasciale, massaggio trasverso profondo, tecniche di mobilizzazione osteopatica, esercizi di stretching posturale.

Una volta risolto il quadro di infiammazione acuta, sarà possibile iniziare un percorso di rinforzo del distretto muscolare interessato con esercizi di contrazione eccentrica, ovvero in fase di allungamento del muscolo, in modo da permettere di esprimere la massima forza.

Fisioterapia per tendinopatia
Fisioterapia

Qual è il piano di cura per le tendinopatie previsto dallo Studio Medico Gli Archi?

Il percorso di trattamento per tendinopatia presso STUDIO MEDICO Gli Archi prevede la presa in carico del paziente in maniera multidisciplinare e consiste in:

  • Valutazione medica specialistica fisiatrica o ortopedica: il medico, in sede di visita, pone la corretta diagnosi e orienta il percorso terapeutico del paziente con la stesura del programma riabilitativo individuale;
  • Esecuzione di ecografia muscolo-scheletrica a completamento diagnostico, con medico esperto in utilizzo di ultrasuoni ecografici;
  • Ciclo integrato di trattamento con 3 sedute di Laserterapia ad Alta Potenza (Laserix®) e Onde d’Urto focalizzate (Chattanooga®) nella medesima seduta, con intervallo tra una seduta e l’altra di 1 settimana;
  • Percorso fisioterapico con sedute di terapia manuale e rieducazione funzionale, con numero di sedute dipendenti dal quadro clinico individuale del singolo paziente;
  • Rivalutazione di controllo fisiatrica a distanza di 15 giorni dall’ultima seduta;
  • Eventuale ripetizione del ciclo di trattamento con Laser ad Alta Potenza (Laserix®) e Onde d’Urto focalizzate (Chattanooga®) al persistere della sintomatologia, fino a risoluzione completa del quadro clinico.

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